Scrivere una storia: i dialoghi

17-04-2015_Emilio Alessandro Manzotti_Alessandra Santelli_romanzo FRECCIA_Scrivere una storia i dialoghi

Nella scrittura di un romanzo o di un racconto i dialoghi sono estremamente importanti perché ad essi è affidato il compito di dare notizie sulla storia, sul carattere e le emozioni dei personaggi, nonché di fare progredire le vicende narrate. Permettono al lettore di vivere direttamente una scena come se ci si trovasse all’intero. Sono una componente fondamentale della struttura di un libro e ne determinano il successo o meno.
Per questo è fondamentale scriverli in modo efficace e renderli naturali, verosimili. Che non significa uguali a quelli della vita reale: provate a trascrivere fedelmente qualche dialogo che ascoltate durante la giornata (due persone che si incontrano per strada, una telefonata, ecc.), quando li rileggerete vi accorgerete che conterranno errori, pause, ripetizioni, parole superflue. Quindi un buon dialogo deve dare l’idea di essere credibile senza tutti i difetti di un dialogo reale. Deve essere preciso dal punto di vista della sintassi e della grammatica (cosa che raramente accade nella realtà) e allo stesso tempo “imperfetto” per sembrare verosimile. Attraverso il dialogo i personaggi prendono vita, per questo ciascuno di loro deve avere una voce diversa, come avviene nella realtà; lo scrittore deve mettere il lettore nelle condizioni di riconoscere chi sta parlando in quel momento.

Facciamo un esempio:
«Allora, non c’è nessuno qui?…BRATH!…Ma che canchero, sono diventati tutti sordi quaggiù… BRATH!»
«Non strillare, ti fa male strillare, Arold»
«Dove diavolo ti eri cacciato… è un’ora che sto qui a…»
«Il tuo calesse è a pezzi, Arold, non dovresti andare in giro così…»
«Lascia perdere il calesse e prendi ‘sta roba piuttosto…»
«Cos’è?»
«Non lo so cos’è, Brath… che ne so io… è un pacco, un pacco per la signora Rail…»
«Per la signora Rail?»
«È arrivato ieri sera… Ha l’aria di venire da lontano…»
«Un pacco per la signora Rail…»
(da Castelli di rabbia di Alessandro Baricco).
Benché Baricco non indichi esplicitamente chi parla, le voci dei due personaggi sono ben distinte e leggendo il dialogo si scoprono diverse cose: che Arold è un uomo irritabile (quando Brath è scritto maiuscolo significa che Arold sta urlando) e usa un linguaggio piuttosto “colorito” (Ma che canchero, Dove diavolo, ecc.), che Brath invece sembra una persona pacata e di buon senso, che la conversazione è concitata visto che i due personaggi più di una volta iniziano a parlare prima che l’altro abbia terminato. Arriviamo a queste conclusioni senza che lo scrittore abbiamo aggiunto alcun commento al dialogo.

Un altro esempio:
«A vico Setteventi è morta ‘onna Speranza», dice la donna.«È stata soffocata dal fumo del braciere».
«Ossido di carbonio», dice il figlio che studia, «un gas incolore, inodore, insapore, più pesante dell’aria».
«La morte dei puverielli», dice l’uomo che ci tiene all’ultima parola.
«È un gas che ci sta e nun te n’adduone?»
«Ci sta e non te ne accorgi», risponde il figlio che la corregge in italiano.
«È come la morte» conclude l’uomo.
(da Una cosa molto stupida di Erri De Luca)
In questo brano lo scrittore fornisce qualche informazione sintetica tra una battuta e l’altra, che aiuta il lettore ad immaginarsi la scena. I genitori di estrazione popolare (parlano in dialetto) e il figlio che invece ha una certa cultura stanno conversando. Ce li immaginiamo: la madre una donna semplice, il figlio che vuole sottolineare la sua superiorità culturale, il padre puntiglioso (dice l’uomo che ci tiene all’ultima parola).
In entrambi gli esempi è evidente un’altra caratteristica importante dei dialoghi, cioè che devono essere essenziali e ritmati, un “botta e risposta” che non si perda in dettagli inutili ma fornisca solo informazioni importanti.
Affinché un dialogo sia più efficace in certi casi è consigliabile alternare le parole dei personaggi con incisi o frasi che raccontino al lettore le espressioni o i gesti di chi parla, che possano conferire più enfasi al tutto, e che descrivano cosa sta accadendo intorno a loro. Se stiamo descrivendo una lite, i passanti che si voltano a guardare oppure uno dei personaggi che si accende una sigaretta dietro l’altra enfatizzano il livello di tensione della scena.
Sono tutti suggerimenti che possono tornare utili ma che non devono condizionare la vostra ispirazione. Forse qualcuno può chiedersi: come faccio a capire se un dialogo è veramente valido? C’è una “tecnica” che può sembrare banale ma funziona davvero. Leggete il dialogo ad alta voce. Vi accorgerete subito se qualcosa “stona”.
Quando sarete certi che, con i dovuti aggiustamenti, i dialoghi del vostro libro sono efficaci e d’effetto avrete ottenuto un grande obbiettivo: avrete dato la giusta voce ai personaggi della vostra storia.

2 risposte a “Scrivere una storia: i dialoghi

  1. Suggerimenti interessanti caro Emilio e scusa il mio improprio intervento giacchè non sono assolutamente uno scrittore.
    Ne farò, comunque, tesoro per rendere più efficaci i miei racconti anche se, come saprai, non sono proprio dei racconti, ma è un po’ quello che cerco di fare inserendo dialoghi con personaggi di fantasia o addirittura l’intervento del mio cane allo scopo per rendere “partecipi” il lettore in argomenti che potrebbero essere poco coinvolgenti. Forse avrei bisogno di ulteriori dritte nel mio caso, per affinare la tecnica.
    Grazie

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