Incipit, un piccolo assaggio di Freccia

16-10-2014_Emilio Alessandro Manzotti_romanzoFRECCIA

Come ho già scritto nei giorni scorsi, Freccia è disponibile nello store on-line della Casa Editrice BookTribu e in anteprima esclusiva in alcune librerie emiliane:
Libreria All’Arco, Via Emilia Santo Stefano 3 – Reggio Emilia
Libreria Ubik Irnerio, Via Irnerio 27 – Bologna
Libreria Mondadori, Via Emilia 71 – Imola.

Chi ha seguito tutte le tappe del blogtour di Freccia, avrà già avuto modo di leggere l’incipit del romanzo.
Ma per i distratti e coloro che si sono persi il simpatico viaggio a tappe ospitato da alcuni blog letterari, lo ripropongo qui.
Buona lettura!

«Ora sai tutto: da che parte stai?»
Afferrai la mia lunga coda stringendola. Mi piaceva farlo ogni volta che dovevo pensare. Era una delle cose più piacevoli della condizione di diavolo, una delle poche alla quale fossi affezionato. Giocherellai con la punta ben affilata.
Nero, il mio Maestro, attendeva con pazienza una risposta. Sapevo che dietro l’aspetto severo e la corporatura esile si nascondevano modi gentili e una discrezione fatta di rispetto.
Era la domanda più vitale alla quale avessi mai dovuto rispondere. Una domanda inusuale per un diavolo.
«Ricordo bene il mio primo giorno all’Inferno» cominciai rivolgendo un sorriso al vecchio. Il mio Maestro allentò la tensione sul volto distendendo la fronte.
«Compresi subito che non si trattava di un errore. Qualcosa dentro di me lo confermava; una sensazione di ineluttabilità: era quello il mio destino».
«È stato lo stesso per me…» confermò Nero. I suoi occhi dicevano che sentiva nel medesimo modo in cui sentivo io.
Continuai: «Mi ero materializzato all’Inferno da pochi minuti eppure tutto era straordinariamente chiaro. Non sapevo ancora se avrebbe mai brillato il sole in quella notte buia, ma potevo dire con certezza che cosa mancava: la speranza».
Trassi un respiro profondo; come allora una sensazione di ineluttabilità persisteva in fondo allo stomaco. Fissai il focolare caliginoso; con uno scoppio l’ultimo tizzone si spezzò in due, rotolando in un angolo.
«Tu mi hai dato speranza, Nero» esclamai imprimendo alle parole la forza racchiusa nel mio desiderio di vita.
Il Maestro annuì lentamente, conservando l’espressione pensosa di pochi attimi prima. Era riuscito a costruire un legame tra noi, a portare in quel luogo tetro il calore dell’amicizia e la fiducia nel futuro.
«È solo per via di quello che ti ho rivelato?»
Abbandonai la coda e mi alzai: «No, in ogni caso, non voglio vivere così!» affermai di slancio. Avvertii il calore della speranza unirsi alla forza della mia volontà, come un vento caldo capace di spazzare via il gelo di quella notte senza fine.
«Ok, ok allora…» assentì il vecchio. Preoccupazione e affanno svanirono finalmente dal suo sguardo: «Da dove cominciamo?»

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